Ogni giorno passiamo la maggior parte del tempo in ambienti chiusi: uffici, abitazioni, mezzi di trasporto. Monitorare la qualità dell’aria indoor è il modo concreto per capire quanto quell’aria sia davvero respirabile. Senza dati oggettivi, un problema di inquinamento interno resta invisibile. Si manifesta solo quando genera malessere diffuso tra chi occupa lo spazio.
In questa guida vediamo cosa monitorare, con quali strumenti farlo e cosa dice la normativa italiana in materia.
Cosa si intende per aria indoor
L’aria indoor è l’aria che respiriamo negli ambienti confinati destinati alla presenza di persone: abitazioni, uffici, scuole, ospedali, alberghi, mezzi di trasporto. Proviene dall’esterno, ma senza un ricambio adeguato la sua composizione peggiora rapidamente.
Negli spazi chiusi l’ossigeno si riduce progressivamente. Respirazione e traspirazione immettono anidride carbonica, vapore acqueo e altre sostanze organiche. A questo si aggiungono le fonti di inquinamento interne, che rendono la qualità dell’aria indoor spesso peggiore di quella esterna.
Quali sono gli inquinanti indoor più comuni
Gli inquinanti che compromettono l’aria di un ambiente chiuso si dividono in tre categorie:
- Agenti chimici: fumo di tabacco, ossidi di azoto e zolfo, monossido di carbonio, formaldeide, composti organici volatili (VOC), particolato.
- Agenti biologici: muffe, acari, allergeni, batteri, virus, funghi.
- Agenti fisici: radon, campi elettromagnetici, rumore.
Provengono in parte dall’esterno, ma la quota più consistente nasce all’interno. Le fonti principali sono processi di combustione, materiali da costruzione, arredi, prodotti per la pulizia, stampanti e impianti di climatizzazione mal gestiti.
Un’esposizione prolungata a questi fattori favorisce disturbi respiratori e cardiovascolari, oltre alla cosiddetta Sindrome dell’Edificio Malato. La gravità dipende dalla concentrazione dell’inquinante, dalla durata dell’esposizione e dalla sensibilità individuale.
Quali parametri misurare e monitorare la qualita dell'aria
Il livello di qualità dell’aria indoor (Indoor Air Quality, IAQ) dipende da una combinazione di fattori fisico-ambientali:
- Concentrazione di CO2 e VOC
- Temperatura
- Umidità relativa
- Pressione atmosferica
- Livelli acustici
- Illuminazione
- Ricambio d’aria (ventilazione)
Questi parametri sono collegati tra loro. Il comfort percepito da chi occupa l’ambiente nasce dalla loro combinazione, non da un singolo valore isolato. Per questo un piano di monitoraggio serio valuta più indicatori insieme, non uno alla volta.
Con quali strumenti si monitora l'aria indoor
Il monitoraggio dell’aria indoor si effettua con sensori e centraline dedicate, capaci di rilevare in tempo reale diversi parametri:
- Particolato PM 2.5 e PM 10
- Composti organici volatili
- Anidride carbonica (CO2)
- Campi elettromagnetici
- Temperatura e umidità relativa
- Gas radon
I dati raccolti vengono confrontati con soglie di riferimento scientifiche, come le linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria interna. Il superamento di queste soglie segnala un rischio concreto per la salute di chi vive l’ambiente.
Le fasi operative per monitorare la qualita dell'aria
Monitoraggio qualità aria indoor: un intervento strutturato segue queste 5 fasi operative, dal sopralluogo preliminare fino alla reportistica finale.
| Fase | Attività | Obiettivo |
|---|---|---|
| 1. Sopralluogo preliminare | Analisi dell’ambiente, individuazione dei punti critici | Definire dove posizionare i sensori |
| 2. Posizionamento sensori | Installazione delle centraline nei punti rappresentativi | Raccogliere dati affidabili e non falsati |
| 3. Raccolta dati | Rilevazione continua o a intervalli programmati | Costruire uno storico dei parametri IAQ |
| 4. Analisi e confronto | Verifica dei dati rispetto alle soglie OMS e normative | Individuare eventuali criticità |
| 5. Reportistica | Restituzione di un report tecnico con esiti e raccomandazioni | Fornire una base per le decisioni successive |
Riferimenti: linee guida OMS per la qualità dell’aria interna; D.Lgs. 81/08; UNI EN 15780.
Il quadro normativo italiano
In Italia non esiste ancora una normativa specifica e unica sul controllo della qualità dell’aria indoor. Il quadro di riferimento si ricava da più fonti:
- Le Linee guida per la tutela della salute negli ambienti confinati, Accordo Stato-Regioni del 2001
- Il Lgs. 81/08, Testo Unico su salute e sicurezza sul lavoro
- La norma UNI EN 15251, che definisce i criteri per la progettazione dell’ambiente interno in relazione a qualità dell’aria, comfort termico, illuminazione e acustica
Esistono limiti di legge obbligatori per l'aria indoor in Italia?
No, non esistono valori limite cogenti come per l’aria esterna. Le aziende fanno riferimento alle linee guida OMS e alle norme tecniche di settore. Sono questi gli strumenti per valutare se un ambiente è a norma.
Per gli impianti aeraulici, la valutazione del rischio igienico segue anche la UNI EN 15780. Questo standard integra il monitoraggio ambientale con la verifica dello stato di pulizia di canali e unità di trattamento aria. In questo senso il campionamento dell’aria indoor e la videoispezione dei canali aria sono strumenti complementari al monitoraggio ambientale puro.
Cosa fare dopo aver monitorato la qualita dell'aria
Rilevare i dati è solo il primo passo. Se il monitoraggio evidenzia criticità, gli interventi principali sono:
- Migliorare il ricircolo e la ventilazione dell’ambiente
- Intervenire sulla filtrazione dell’aria, verificando lo stato dei filtri UTA
- Controllare temperatura e umidità in modo costante
- Programmare la sanificazione dei canali e dei terminali, a partire dalla pulizia dei fancoil
Ogni quanto va ripetuto il monitoraggio dell'aria indoor?
Dipende dalla destinazione d’uso dell’ambiente e dal livello di rischio individuato. In contesti industriali o sanitari i controlli sono generalmente più frequenti rispetto a un ufficio standard. Ne parliamo nell’approfondimento sulla pulizia dei canali aria nel settore industriale.
Un monitoraggio isolato fotografa una situazione in un momento preciso. Solo un controllo periodico permette di intercettare un peggioramento prima che diventi un problema conclamato per chi lavora nell’ambiente.
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